Titolo originale: Barney’s Version
Nazione: U.S.A.
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 132′
Regia: Richard J. Lewis
Sito ufficiale: www.sonyclassics.com/barneysversion
Sito italiano: www.repubblica.it/laversionedibarney
Cast: Dustin Hoffman, Paul Giamatti, Rosamund Pike, Minnie Driver, Rachelle Lefevre, Bruce Greenwood, Scott Speedman
Produzione: Serendipity Point Films, The Harold Greenberg Fund
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: Venezia 2010
14 Gennaio 2010 (cinema)
Trama:
Basato sull’ultimo e più interessante romanzo pluripremiato di Mordecai Richler, La versione di Barney è la toccante, saggia e arguta storia di Barney Panofsky, un uomo ordinario alle prese con una vita straordinaria.
Il film attraversa quattro decadi e due continenti, ed include tre mogli, un padre oltraggioso, ed un affascinante quanto dissoluto migliore amico.
La ragione per cui Barney decide di raccontare ora la sua storia – la sua versione – è che il suo peggior nemico ha appena pubblicato un libro rivelazione che svela i capitoli più compromettenti del passato di Barney: le tante e spesso oscure ragioni dietro al suo successo; i tre matrimoni, tutti e tre finiti; e il mistero tuttora irrisolto della scomparsa del migliore amico di Barney, Boogie, un presunto omicidio del quale Barney rimane il primo sospettato.
Dato che la memoria alle volte lo abbandona, e poiché ha la sfortunata abitudine di ubriacarsi in momenti cruciali, Barney ci porta in un percorso instabile nei meandri della memoria, non solo per raccontare la sua vita agli altri, ma anche per ricordarla a se stesso.
Recensione
Tratto dall’omonimo romanzo di Mordecai Richler, La versione di Barney racconta quarant’anni di un personaggio letterario molto poco convenzionale, scomodo e politicamente scorretto.
Chi è Barney Panofsky? A un primo sguardo si potrebbe tranquillamente dire che non è una “bella persona”. È arrivista, egocentrico ed egoista; agisce sull’impulso del momento e ha la convinzione di essere dalla parte della ragione. Eppure, anche in questo non riesce a essere completo perché comunque si lascia arrovellare da dubbi, sensi di colpa e di inadeguatezza, da una sorta di tristezza esistenziale che guida ognuna delle sue azioni, dalla più nobile alla più scellerata. Nessuno più di Paul Giamatti, il “sad sack” del cinema statunitense poteva riuscire meglio a portare sullo schermo un personaggio così complesso. La versione di Barney cinematografica si regge in gran parte sul contributo di questo attore tanto straordinario quanto francamente sottoutilizzato per le sue capacità.
Per trovare un altro ruolo alla sua altezza dobbiamo andare indietro fino a Sideways e al suo indimenticabile Alexander Payne. Nel ruolo di Barney, Giamatti trova il modo di esprimersi pienamente, la sua interpretazione è di grande potenza in ognuna delle epoche in cui il personaggio è rappresentato dal film, sia negli anni giovanili, di ambientazione romana, sia negli anni crepuscolari dell’Alzheimer. Il resto del cast è più che all’altezza della situazione, possiamo trovare uno straordinario Dustin Hoffman nella parte del padre di Barney e nelle pieghe dei molti eventi della pellicola possiamo persino individuare un cameo di David Cronemberg nei panni stretti del regista televisivo.
Con la sua durata di più di due ore il regista Richard J. Lewis costruisce un’autentica epopea privata intorno a Barney, in cui non trova alcuno spazio la “storia ufficiale” e in cui non c’è posto per altro punto di vista che non sia quello del protagonista. Un film a suo modo gradevole e profondo che parla della vita, velato di tristezza e improvvisamente illuminato da bagliori di felicità, come un lungo viaggio percorso in compagnia di Paul Giamatti. Un viaggio che è consigliabile effettuare.
La frase: “Non penso che la sposa sarebbe d’accordo!”.
Mauro Corso






