Titolo originale: Offside
Nazione: Iran
Anno: 2005
Genere: Drammatico
Durata: 88′
Regia: Jafar Panahi
Sito ufficiale:
Cast: Sima Mobarak Shahi, Safar Samandar, Shayesteh Irani, M. Kheyrabadi, Ida Sadeghi
Produzione: Jafar Panahi, Khiyabane Fereshteh
Distribuzione: Bolero Film
Data di uscita: Berlino 2006
08 Aprile 2011 (cinema)
Trama:
Chi sarà mai quel ragazzino un po’ strambo seduto in silenzio in un angolo di un autobus pieno zeppo di tifosi urlanti diretti allo stadio? In realtà non è un ragazzo, ma una ragazza travestita da uomo. E non è la sola, dal momento che la passione per il calcio accomuna tante donne iraniane.
Prima del calcio d’inizio, la ragazza viene arrestata e rinchiusa in una specie di recinto, proprio accanto alla stadio, insieme ad altre donne tutte travestite da uomini. Dopo la partita saranno consegnate alla buoncostume.
Ma prima di allora verranno addirittura sottoposte a tortura! Saranno, infatti, costrette ad ascoltare ogni grido d’incitamento e applauso provenienti dall’interno dello stadio, senza poter vedere con i propri occhi ciò che succede in campo. Ma ancor peggio, dovranno ascoltare una sorta di radiocronaca minuto per minuto fatta da un soldato che non capisce nulla di calcio.
Nonostante questo, le ragazze non molleranno. E ricorreranno a qualunque stratagemma pur di riuscire ad assistere all’incontro.
Recensione:
Sognando Beckam aveva mostrato l’amore per il calcio di una ragazza facente parte di una comunità di Sikh ortodossi ambientato però nell’Inghilterra di oggi. Ma Jess doveva scontrarsi con la mentalità ristretta in ambito familiare, non certo con un’autorità pubblica che le impediva di esprimere la propria passione. Il regista iraniano Jafar Panahi, già noto al pubblico per film come Il Cerchio ed Il silenzio tra due pensieri, film “ricostruito” perché sequestrato dalla censura, effettua il passaggio ulteriore, mostrandoci alcune appassionate di calcio nella Teheran odierna.
L’azione di Offside si dipana in un giorno cruciale per il calcio iraniano. Si celebra a Teheran la partita decisiva per la qualificazione ai mondiali di calcio 2006. L’accesso agli stadi in Iran è vietato al gentil sesso, ma in quel giorno un centinaio di donne, sfidando la polizia dispiegata in modo massiccio di fronte allo stadio e noncuranti delle manganellate sono riuscite ad entrare nello stadio e dopo una trattativa ad assistere al primo tempo. Probabilmente le autorità preferirono evitare ulteriori disordini perché sotto l’occhio della comunità internazionale, ma questa azione ha il merito di aver creato un precedente.
Ma non è raro che alcune ragazze si travestano nella speranza di farsi passare per maschi allo scopo di entrare allo stadio per gioire del proprio sport preferito. Ma è inappropriato stare in un posto pieno di uomini che imprecano e gridano esprimendosi in modo irripetibile. Ed è proprio questo il tema di Offside. Alcune ragazze vengono fermate dalla polizia locale. La cosa più interessante non è che queste fanciulle siano represse dall’autorità nella loro passione, ma che si possa osservare una trasformazione in coloro che devono fare osservare la legge. Sembrano farlo di malavoglia, in una certa misura comprendono le ragazze e cercano di accontentarle come possono. Esemplare la figura dell’ufficiale, di cui viene sottolineato il retroterra rurale, che pure dimostra una grande umanità e rispetto per le “tifose” sotto accusa. Qualcosa si sta muovendo in Iran.
Ma la cosa più straordinaria di Offside è la forza del gioco del calcio, che qui non è soltanto motore di violenza (l’ombra dei sette morti nella partita Iran-Giappone del maggio 2005 è presente). Al contrario, il calcio in questo caso svolge una funzione unificante, è uno spettacolo vitale e gioioso che trascende le convenzioni religiose, sociali e sessuali. L’assoluta novità di questo film nell’ambito del cinema di Panahi è un sottile umorismo che vela le conversazioni tra milizie e fanciulle, in cui quest’ultime mostrano arguzia e coraggio anche oltre quanto sarebbe consigliabile. Uno dei migliori film in concorso al 56° Festival di Berlino.
La frase: “Io non le capisco le ragazze di Teheran: lei vuole entrare nell’esercito e tu vuoi andare nel bagno degli uomini!”
Mauro Corso







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